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Attività >> Genova, nuova autostrada

Autostrade genovesi: una forcella dedicata al traffico merci
(Una nuova proposta integrativa al tracciato della gronda)

Il futuro viene costruito con il lavoro e non ci sono altri sostegni che possano rendere stabili i nervi di una società complessa finalizzata ad un’equa distribuzione della ricchezza. Tuttavia, di fronte alla questione di mettere insieme la necessità  di una maggiore vivibilità dei cittadini, un territorio ecocompatibile e  le esigenze delle categorie interessate a potenziare traffici marittimi e attività industriali e commerciali, ritengo utile ragionare sulla situazione attuale delle autostrade. Una delle priorità a mio avviso più urgenti è la costruzione di una forcella autostradale dedicata esclusivamente al traffico delle merci  e che in parte coincide con il progetto della gronda di ponente. Si tratta di un braccio sul porto di Voltri e un altro braccio sul porto di  Cornigliano (collegato con la strada mare a Sampierdarena), che si uniscono in un unico e nuovo asse autostradale sino Busalla  per poi collegarsi alla Milano-Genova. Gli autoarticolati che arrivano da Milano e che vanno in porto (Voltri o Cornigliano-Sampierdarena) si immettono sulla forcella e arrivano direttamente alle dogane dentro al porto e, al ritorno, ripartono senza più creare problemi alla città. Quelli che arrivano da Levante si immettono nella forcella  con un collegamento in prossimità del casello di Genova Est e, per quelli che arrivano dalla riviera di Ponente, tramite una deviazione sulla A26. Il camionista che deve andare da Livorno a Savona e viceversa, con la nuova forcella, attraverserebbe il territorio genovese senza più essere obbligato a passare dal nodo di Sampierdarena, sul ponte Morandi e infilarsi nelle vecchie gallerie sino a Voltri.  Questo progetto prevede la gronda alta limitando il più possibile lo spostamento di residenti e aziende. Conosciamo tutti l’inadeguatezza delle tratte autostradali liguri che convergono sulla città, esse sono pericolosissime e per lunghi tratti hanno soltanto due corsie senza quella di emergenza, inoltre diverse strozzature e curve coincidono con l’accesso alle corsie di collegamento dei caselli distribuiti lungo le periferie di ponente. La  realizzazione della forcella   rappresenterebbe una originale  soluzione logistica. Sarebbe la prima volta che l’accesso ad un grande porto avviene tramite una lunga tratta autostradale  esclusivamente dedicata al traffico dei mezzi pesanti. Tra l’altro, a differenza delle altre Regioni, tutta la rete della Liguria ha una conformazione difficile e fragile. Oltre a prevedere il potenziamento delle ferrovie questa ipotesi della forcella autostradale per le merci (oltre all’uso per il traffico delle auto il sabato e la domenica e in tutti i casi di emergenza)  ristabilirebbe un utile riequilibrio dei trasporti permettendo un aumento considerevole del numero di automezzi che si muovono carichi di merci  e contestualmente  una maggiore sicurezza di transito intorno alla città da parte dei turisti e dei cittadini genovesi. I tratti più caotici e pericolosi sono la Voltri-Sampierdarena con davanti il collo di bottiglia che si trova dopo il bivio per la A26, quello tra Sampierdarena e Busalla con il traffico diretto alla Pianura Padana condizionato dal rallentamento provocato  dal collegamento con la A12 verso Levante e dai  mezzi diretti al casello di Bolzaneto con l’apertura del nuovo mercato ortofrutticolo.
Il problema del Porto di Genova  pare sia prevalentemente quello di aver ormai saturato tutti gli ambiti disponibili interni con la conseguenza di intasare spesso le vie di accesso alla città e naturalmente l’attuale autostrada. L’unica soluzione, oltre a spostare su ferrovia il maggior numero di contenitori e di merci (attraverso i nuovi assi ferroviari del terzo valico e con un nuovo collegamento Voltri-Alessandria), è quella di individuare nuove ampie aree da destinare al lavoro marittimo e contemporaneamente rendere compatibile la movimentazione dei container e delle merci  e la vivibilità in generale. Insomma il difficilissimo cerchio delle incompatibilità si chiuderebbe nel nome del lavoro e della sicurezza con  nuove banchine pensate per un grande porto, una auspicata neoindustria  e il perfetto corollario di infrastrutture ferroviarie, stradali e autostradali.


      Elio Vigna, architetto
     
         


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